The Lost City
Le claves del Cha-cha-cha, un cabaret, una famiglia una rivoluzione.
Fratelli con vite contrastanti si riuniscono alla cena delle sei a casa del padre. Muore prima il rivoluzionario, ucciso dai seguaci del Presidente che lascia il paese alla vigilia del '59 (Cuba). Fidel prende il potere, un Andy Garcia, proprietario di un cabaret musicale, invaghito della moglie del fratello morto, si vede restringere la libertà. Prima il sassofono, Belga strumento capitalista, poi l'intera attività, dal comitato di censura audio, che misinterpreta Marx e fa diventare lo svago l'oppio dei popoli.
Cominciano le depredazioni in nome del futuro, sono un principio che, ancora una volta, malinterpreta i dettami comunisti.
Nessun tipo di dittatura porterà mai ad alcunchè di buono, tale tesi è nettamente in contrasto con le caratteristiche prime dell'ipotesi.
Fico (Federico Junior) lascia la patria per gli States inebriandosi della loro libertà, ritrovando però antichi rancori. Da ricco proprietario a lavapiatti, crede in una Cuba libera, non in quella conquistata e data in mano ad una nuova dittatura, di certo poco diversa da quella precedente.
Confesso una totale ignoranza sull'argomento. Al solito le scuole italiane s'impegnano nello spiegarci quanti Papi ci sono stati nel '300 (che s'indignano della satira contemporanea come fece un altro losco figuro alla Presidenza del Consiglio con uno dei giornalisti più importanti della scena Italiana) piuttosto che spiegarci quello che accade intorno a noi.
La censura più stupida, quella musicale, non la porta distante da quella fascista, che arrivò a proibire addirittura i Jeans, non certo come simbolo del capitalismo, ma sotto i dettami di ragioni decisamente commensurabili alle prime.
Colonne sonore estremamente espressive, visione forse un po' di parte, ma dopotutto il regista ha compiuto il suo successo negli USA quindi non poteva che vederla così.
Fidel avrà certo portato qualcosa di positivo, ma da quanto traspare qui, la realtà non sembra rispecchiare appieno tal proposito.
La mia opinione probabilmente cambierà, forse ribaltata totalmente, dall'approfondimento delle tematiche attraverso altre fonti, storicamente più attendibili.
Sceneggiatura forse in alcuni punti discutibili, travisata la realtà secondo il solito principio Americano to be read as 'troppobelloperesserevero'.
Passo e chiudo
Fratelli con vite contrastanti si riuniscono alla cena delle sei a casa del padre. Muore prima il rivoluzionario, ucciso dai seguaci del Presidente che lascia il paese alla vigilia del '59 (Cuba). Fidel prende il potere, un Andy Garcia, proprietario di un cabaret musicale, invaghito della moglie del fratello morto, si vede restringere la libertà. Prima il sassofono, Belga strumento capitalista, poi l'intera attività, dal comitato di censura audio, che misinterpreta Marx e fa diventare lo svago l'oppio dei popoli.
Cominciano le depredazioni in nome del futuro, sono un principio che, ancora una volta, malinterpreta i dettami comunisti.
Nessun tipo di dittatura porterà mai ad alcunchè di buono, tale tesi è nettamente in contrasto con le caratteristiche prime dell'ipotesi.
Fico (Federico Junior) lascia la patria per gli States inebriandosi della loro libertà, ritrovando però antichi rancori. Da ricco proprietario a lavapiatti, crede in una Cuba libera, non in quella conquistata e data in mano ad una nuova dittatura, di certo poco diversa da quella precedente.
Confesso una totale ignoranza sull'argomento. Al solito le scuole italiane s'impegnano nello spiegarci quanti Papi ci sono stati nel '300 (che s'indignano della satira contemporanea come fece un altro losco figuro alla Presidenza del Consiglio con uno dei giornalisti più importanti della scena Italiana) piuttosto che spiegarci quello che accade intorno a noi.
La censura più stupida, quella musicale, non la porta distante da quella fascista, che arrivò a proibire addirittura i Jeans, non certo come simbolo del capitalismo, ma sotto i dettami di ragioni decisamente commensurabili alle prime.
Colonne sonore estremamente espressive, visione forse un po' di parte, ma dopotutto il regista ha compiuto il suo successo negli USA quindi non poteva che vederla così.
Fidel avrà certo portato qualcosa di positivo, ma da quanto traspare qui, la realtà non sembra rispecchiare appieno tal proposito.
La mia opinione probabilmente cambierà, forse ribaltata totalmente, dall'approfondimento delle tematiche attraverso altre fonti, storicamente più attendibili.
Sceneggiatura forse in alcuni punti discutibili, travisata la realtà secondo il solito principio Americano to be read as 'troppobelloperesserevero'.
Passo e chiudo
