22.9.06

In Principio Erat

Si parlava di conoscere di condividere, di ricordare. Ma alla fine cos’è il conoscere se non una forma più estesa del ricordo? Se il ricordo è il mettere al sicuro una cosa perché noi possiamo in ogni momento riviverla, rivederla, toccarla o pensarla, allora condividerla con può persone potrà trasendere la nostra fragile umanità universalizzando il nostro pensiero mettendocelo, virtualmente, a disposizione in ogni momento ed in ogni luogo.

Questo pseudo-pensiero filosofico scaturisce dalla mia rabbia (sarò molto eufemistico e distaccato, m’immergerò in un’atarassia quasi apatica) dato che un paio di intere pagine che avevo appena scritto sono andate perdute a causa dello scaricarsi della batteria del mio carissimo laptop, che devo comunque dire mi è sempre fedele, in ogni circostanza e ad ogni latitudine.

Dato che siamo in vena di pensieri filosofici, tergiverso ancora un po’ per sbollire tale disperazione, alla ricerca dell anuova ispirazione per la scrittura.

E’ difficile parlare di una lei senza scadere nel banale, senza scadere nell’incompreso e nel frainteso agli occhi di chi vuol leggere quel che ha già in testa a scapito del profondo pensiero insito nelle mie parole.

Funga questa frase ad apologia di ciò che segue.

In realtà l’ispirazione madre a dedicarmi a questo nessuno, mi è venuta stasera, in una sera qualunque, una normalissima sera, che avrebbe stupito persino Musil per la sua ordinarietà ed insapore. Tutto ciò è iperbolizzato per introdurre alla scena una persona particolare, che avevo perso da anni, che ho ritrovato in un abbraccio e che ho salutato con un occhio lucido, in un arrivederci che sembrerà durare quanto un addio.

E’ stato un incontro particolare che mi ha messo davanti ad una persona che ha capito di me, da poche parole, più di quanto abbiano mai capito tanti altri in epopee di avventure.

Parliamo anche qui di una triste partenza, una che sa cosa lascia, ma non quello che trova, alla scoperta di un Mondo Nuovo (possibilmente senza una stanza 101 e GF) sicuramente ricchissimo. Mi ha colpito per le sue riflessioni, per quella sincerità e per quegli occhioni in cui anche un cieco si lascierebbe sprofondare. Per la decisione, per la ragione, la razionalità che, portata allo stremo, finisce per essere dolce, romantica, particolarissima ed unica.

Lei pensa sia un difetto, un ostacolo da superare, ma probabilmente è questo che la rende così ed è anche questo desiderio costante di uscirne che la caratterizza, descrive e colora, delineando una delle rare macchie su questa tela in stile rothko, con un fondale di banalità, eccessiva pragmaticità con schiarite di ignoranza e nebbia a tratti, molti tratti.

Stupito ed ammirato sono i colori del mio animo (scusa Modigliani).

Mi vien da pensare come un poema per 100 metronomi possa descrivere così bene la nostra esistenza, anche l’esistenza che da poco si è spenta di colui il quale ha avuto per primo quest’idea (Gyorgy Ligeti). C’è chi parte insieme, chi prima chi dopo, non necessariamente chi parte contemporaneamente viaggia insieme, dipende dal suo ritmo, dal suo periodo, fors’anche dal suo amore, tanto per disturbare nuovamente l’emotività di nessuno, di te, mio orecchio, mio unico ascoltatore. Tutti seguiamo poi il nostro percorso, proseguiamo, inciampiamo, cadiamo, ci ferimamo, torniamo indietro, ma mai da capo. Poi ci rialziamo, con calma o di fretta….in uno spazio isotropico, dove solo il tempo contraddistingue una dimensione lineare, infranta sempre e comunque dal nostro pensiero, dai nostri ricordi, quindi dal nostro condividere e dal mio scrivere, battendo i tasti su questa tastiera, sedando una sorta di orror vacui, superando la psicosi della ‘tela bianca’ sempre in uno stato di grazia con nessuno.

Se si è riusciti a fare un film parlando dell’impossibilità di fare un film, si riuscirà a scrivere di niente? Probabilmente è già stato fatto, ma sono ignorante a tal punto da non saperlo.

È l’intrecciarsi del nostro ritmo, del battito dei nostri cuori, che cagiona la vita propria e quella degli altri, che crea l’universo, l’universo che diventa monotono se si va tutti insieme, ma che diventa meraviglioso e pieno di spunti se ognuno segue il suo pensiero, rapportandosi agli altri, in un’evoluzione fantastica senza soluzione di continuità. Buonanotte

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